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ANNAMARIA VISONÀ: “QUANTO ERA VIVA E BELLA LA MIA ALTE CECCATO”

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Alte Ceccato vista attraverso gli occhi di chi ha dedicato la propria vita alla bellezza e alla cura della persona. In Piazza San Paolo, Annamaria Visonà ha creato il primo centro estetico del quartiere, diventato poi – grazie al marito, esperto podologo – un punto di riferimento per chiunque avesse bisogno di cure per i piedi: quella parte del corpo così fondamentale che ci sostiene, ci permette di muoverci, camminare e correre.

Ma andiamo con ordine. Annamaria nasce alla Selva di Montecchio Maggiore, su quel tratto di collina che guarda verso la pianura, proprio dove l’imprenditore Pietro Ceccato aveva immaginato la sua cittadella intorno alla fabbrica. Lassù frequenta la prima elementare in una pluriclasse che raccoglie tutte le sezioni. Poco dopo, i genitori si trasferiscono temporaneamente a Mirano per gestire un tipico bar veneziano, il Bàcaro, affidando la piccola Annamaria a una zia.

Raggiunti i genitori nel veneziano, Annamaria torna ad Alte nel 1961, dove frequenta le scuole medie nelle aule della palazzina parrocchiale, a fianco della chiesa. Dai 18 ai 22 anni vive nuovamente nel veneziano, finché il padre non compra casa in via Pacinotti. Nel 1973 si sposa proprio nella chiesa di Alte.

Annamaria ha una grande passione per l’estetica: ama truccare e valorizzare le persone. Così, dopo il matrimonio, decide di trasformare questo amore in una professione. Per un anno intero, ogni giorno, prende il trenino locale fino a Vicenza e da lì il treno veloce per Verona, dove frequenta la scuola professionale per estetiste. Si specializza così nell’arte di rendere più belle le signore di Alte Ceccato.

“Allora non si sapeva bene in che cosa consistesse il lavoro dell’estetista”, racconta Annamaria, “ma ben presto il numero delle clienti crebbe, e con loro anche le collaboratrici che si affiancarono a me. Mettevo nel mio lavoro pazienza e soprattutto tanto amore. Penso che questo si avvertisse chiaramente nell’ambiente che avevo creato. Più avanti entrò in attività anche mio marito, Giuseppe Morsoletto. Lui era stato in aviazione; una volta andato in pensione, si unì a me e si specializzò nei trattamenti estetici maschili, mostrando una particolare predisposizione per la cura dei piedi.”

Grazie alla forza di convinzione di Annamaria, Giuseppe torna sui banchi di scuola a Verona e diventa uno specialista della cura del piede, dando un forte impulso alla crescita dell’attività.

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Piazza San Paolo

“Comprammo un altro appartamento nel condominio che si affaccia su Piazza San Paolo”, continua Annamaria. “Lo attrezzammo con saune, zona massaggi ed estetica. Diventò un luogo dove rilassarsi, godersi i benefici di un trattamento o valorizzare il viso con il trucco. Moltissime clienti trovavano nel nostro ambiente la risposta a ogni loro esigenza.”

Mentre le stanze del centro estetico sono animate da dedizione, pazienza e amore, fuori si cominciano purtroppo a notare i segni del disagio giovanile.

“Era triste vedere i ragazzi chiusi in auto a stringere le siringhe di eroina; davano un’idea di abbandono e di degrado proprio all’ombra del mitico cavallo, simbolo di Alte. Fortunatamente c’erano persone che guardavano oltre.” Annamaria ricorda con affetto Benito Dentato e Filippo Portoghese, che si adoperavano per organizzare momenti di spensieratezza e divertimento, come i Giochi senza Frontiere locali, sulla scia del rinomato programma Rai.

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E mentre in televisione le nazioni di un’Europa non ancora unita si sfidavano in gare di abilità, i giovani abitanti della cittadella di Pietro Ceccato riempivano Piazza San Paolo per i giochi di quartiere, gareggiando anche nelle località vicine.

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Annamaria collabora con la Proloco di Alte per molti anni, fino a diventarne Presidente negli anni Novanta. Di quel periodo non dimentica i Carnevali e le storiche sfilate dei carri mascherati: “Mentre nei locali sotto la chiesa le signore di Alte preparavano crostoli e frittelle, per le vie sfilavano i gruppi che raccontavano in modo scherzoso la nostra società. Siamo arrivati a contare ben 53 carri! Erano bei tempi, Viale Stazione era il nostro Corso Palladio.”

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Carri mascherati del 1980 organizzati dalla Pro Loco
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Festa danzante con Rocky Roberts e Mal dei Primitives
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Autografo di Mal
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Tra i negozi dell’epoca, Annamaria ricorda la boutique Bluebox e la Casa della Calza, ma anche le attività di Piazza San Paolo contribuivano al successo dello shopping locale. Alte era ormai cresciuta rispetto ai tempi in cui era divisa in pochi nuclei, come la zona Battaglia ai piedi della Selva, la piazza e Viale Industria.

Anche l’attività del marito Giuseppe continua ad affermarsi: grazie alla partecipazione a un bando regionale, ottiene il titolo professionale che gli permette di aprire uno studio podologico autonomo in via Battaglia, sopra la pasticceria Veronese.

I ricordi di Annamaria sono tantissimi, così come le persone che porta nel cuore, tra cui Mario Faggionato e i tanti industriali locali, quegli stessi che immaginarono il simbolo della cittadella nel Cavallo Alato in ferro, opera dello scultore Giacomo Manzù che simboleggia il volo verso il successo.

L’ opera maestosa, che oggi svetta sulla grande rotatoria – snodo viario cruciale tra Vicenza, Verona, l’alto e il basso vicentino – fu persino oggetto di un referendum popolare. E la cittadinanza scelse compatta: il Cavallo Alato doveva rimanere, ieri come oggi, l’emblema indiscusso di Alte Ceccato.

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Giuseppe ed Annamaria coi figli

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