Alceo Angelo Pace, messo comunale. Per questo suo lavoro è molto conosciuto a Montecchio Maggiore, dove si preferisce chiamarlo con il secondo nome: Angelo. In Abruzzo, la sua terra d’origine, lo chiamano invece Alceo. Questo nome, di origine greca, significa forte potente. Così come il nome “Abruzzo” che porta con sé il significato di forza, resistenza. Ma al di là della etimologia del nome, è curioso che nell’antica Grecia Alceo fosse un poeta, mentre a Cuma era un filosofo.
Se il nome racchiude in sé una sintesi della personalità, allora è indicativo che il nostro in effetti ami scrivere, componga poesie, si diverta con le parole. Inventa barzellette. Di più! E’ un appassionato lettore, osservatore attento del mondo, libero pensatore.
Un po’ filosofo, insomma.
Il secondo nome Angelo non ha bisogno di spiegazioni. E’ un nome molto diffuso e indica le creature celesti, che fanno da tramite tra cielo e terra. Sono i messaggeri di Dio. Che sia solo un caso che il nostro abbia fatto per lungo tempo il messo comunale? Il messaggero terreno che crea un contatto tra Stato e Cittadini?
Pensatela come più vi piace. Una cosa è certa Alceo Angelo è anche persona gentile, buona, attenta agli altri, assolutamente in linea con il suo cognome.
Il protagonista di questa nuova storia è nato ad Orsogna in provincia di Chieti, nel 1950. Terzultimo di undici figli, 8 maschi e 3 femmine.
La sua mamma, Maria Bucci, è la sintesi perfetta delle donne abruzzesi, forti, coraggiose, capaci di portare sulle proprie spalle il peso di famiglie numerose in periodi storici difficili.
Alceo racconta un episodio che ha profondamente segnato la vita della sua famiglia:” Durante la Seconda Guerra Mondiale il mio paese era strategico. Da esso le truppe tedesche di occupazione si sentivano protette ai fianchi dai monti della Maiella, dall’altra potevano controllare il mare.
Così ben presto iniziarono i bombardamenti degli alleati. La gente si rifugiava in una frazione in campagna denominata Feuduccio. Durante il giorno le donne ne uscivano per far ritorno alle loro case e prendere qualche bene di prima necessità. Mia mamma quel giorno era uscita con Silvio, mio fratello più grande, insieme ad altre donne. Sulla strada del ritorno furono fermate da un soldato tedesco che, forse impaurito, sparò una raffica contro il gruppo.”
E’ il fratello di Alceo ad essere colpito. Morirà poco dopo in ospedale, dove era stato condotto su un camion tedesco. Plinio Silveri, lo storico autore del saggio “Carri Armati sui nostri Tratturi 1943/1944”, descrive il momento struggente della morte del ragazzo: “ Mamma non gridare che i tedeschi ci possono sentire!” E poi.” Mamma non guardare, io sto morendo!”
La vicenda turba ancora il nostro, anche se lui allora non era nato. Colpisce comunque l’attualità della scena. Rimanda alla drammaticità della guerra in Ucraina, in Palestina, in Iran…
Come molti giovani meridionali, Alceo a 17 anni lascia il paese e raggiunge due fratelli a Berlino. Lavora in un’azienda di abbigliamento che produce gonne, e intanto comincia a conoscer il mondo e parte proprio dal Muro di Berlino. ”Ho subito capito il significato della parola muro e non solo perché quella separazione indicava la differenza tra Occidente ed Europa dell’Est, ma era soprattutto negazione della libertà. Avevo conosciuto una ragazza che lavorava nella diplomazia, ma da Est. Andavo a trovarla, oltre cortina, una volta alla settimana con un permesso di 24 ore. Un giorno la trovai insieme con un tipo che poi compresi essere della Stasi, la polizia segreta della Germania Est. Potevo essere attenzionato, per fortuna arrivò la cartolina della leva militare e tornai in Italia, destinazione Sicilia, prima a Catania, poi a Palermo.
Dopo la leva tornai a casa e mi iscrissi ad un corso di operatore contabile della durata di un anno, quindi raggiunsi a Legnano mia sorella e trovai lavoro a Rho, vicino a Milano, alla Montedison nel Settore chimico, dove subii anche un grave infortunio e persi la falange del dito medio della mano sinistra.”
Il segno che la chimica non faceva per lui arriva anche da un altro fatto. Una sua sorella abita a Montecchio Maggiore e spesso la va a trovare. In via Padova conosce Maria Teresa, il suo amore, la donna che lo porterà a cambiare tutto.

““ Era il 1973, sapevo che mia mamma e mia sorella si preoccupavano per me e che tramavano per farci incontrare, purtroppo per loro, per tre anni tra noi non accadde nulla. Poi le mandai una cartolina con indicato il mio indirizzo e fu la mossa giusta perché lei mi rispose e mi scrisse anche gli auguri di buon compleanno. Da allora cominciammo a scriverci, ma il momento della dichiarazione avvenne in occasione della festa di Battesimo di mio nipote Eddy in quel di Santissima Trinità, durante una passeggiata nella natura.”
Da quel momento la lontananza diventa un problema per i due giovani che cominciano a pensare di sposarsi, con il problema di dove vivere. La notizia dell’arrivo di un bimbo risolve tutto. Era necessario lasciare Rho e cercare lavoro a Montecchio. Così lavora inizialmente in ospedale a Montecchio nel reparto di Medicina, ma non fa per lui avere a che fare con la tristezza della malattia. Diventa falegname fintanto che non si apre un concorso in comune per diventare Letturista. Un lavoro che porta ad andare di casa in casa per effettuare la lettura dei contatori di acqua e gas.
“Un’occasione per incontrare tante persone, per confrontarmi con i miei concittadini, per rassicurare le tante casalinghe che mi chiedevano se avessero speso troppo.”
Ma intanto si iscrive al concorso per diventare Messo comunale. Studia con l’aiuto della moglie che quasi con la forza lo spinge a presentarsi all’esame quando la mattina della prova è preso dal panico.
Alceo Angelo vince il concorso e diventa il messaggero del comune, portatore di notizie a tutte le famiglie di Montecchio.
Di solito non buone notizie…Avvisi di pagamento, richiami , soprattutto i richiami a pagare il canone televisivo. “C’era chi si arrabbiava e pensava che fossi responsabile dell’ammonimento e della richiesta. C’era chi si presentava con il televisore in mano e mi chiedeva di tenerlo.”
Ma c’era anche chi metteva in moto i cani… C’era perfino chi faceva la spia con la moglie e raccontava che il messo si intratteneva con le signore che tra una chiacchiera e l’altra per i pettegoli diventavano, come spesso succede, presunte amanti.
La moglie però conosce il marito e sa che per lui il contatto con la gente è irrinunciabile.
Il suo senso civico lo porta nell’80 in Irpinia a Teora, per aiutare nel dopo terremoto. Aiuterà poi con la Protezione Civile i cittadini di Vicenza durante l’alluvione del 2010 e ancora oggi ricorda l’incontro con il Presidente Napolitano che ve nne in città per celebrare gli Angeli del Fango, così come furono chiamati i tanti volontari accorsi.
Alceo Angelo è insomma in tutti i luoghi in cui c’è da fare qualcosa per gli altri e anche le sue passioni sono tutte condivise con gli altri, come suonare i Piatti nella Banda Ceccato, per la quale si impegna nell’organizzazione della lotteria di Santa Cecilia e va a alla ricerca di premi di negozio in negozio.
E poi ancora ama andare anche a funghi o in bici con gli amici.
Angelo Pace non si è fatto mancare nulla. E’ arrivato perfino a partecipare a un noto gioco a premi della Rai da cui è tornato vincitore.
“Si trattava di Affari Tuoi, Il gioco dei pacchi. Mi piaceva e così decisi di iscrivermi. Dopo parecchio tempo, quando ormai mi ero ormai dimenticato della domanda inviata, mi arrivò la telefonata che mi invitava a presentarmi in un noto albergo di Verona. Per curiosità ci andai. Durante il colloquio in una stanzetta, davanti alla telecamera, devo aver fatto una bella figura con un paio di battutine, perché fui chiamato in
trasmissione. Ogni lunedì partivo per Roma, in aereo, viaggio e albergo pagati. Si registravano 3 puntate e poi si tornava a casa.
Quando fu estratto il Veneto mi raggiunsero moglie, figli, e una delegazione montecchiana composta da membri della banda che dovevano esibirsi. Avevo portato tante foto di Montecchio, così quella serata divenne un momento di gloria anche per la nostra città. Un po’ meno gloriosa l’esibizione dei componenti della banda!”
In quella serata molti montecchiani fanno il tifo per lui. Una partita emozionante che arriva addirittura al cambio pacco e che si conclude con 20.000 euro in esso contenuti.
Tutto è bene quel che finisce bene, come si suol dire… Angelo diventa famoso, tutti lo fermano per strada, qualcuno gli chiede l’autografo, molti arrivano addirittura da fuori città a suonare a casa.
Una volta superata l’euforia della celebrità Alceo, va in pensione e con il denaro guadagnato comincia a pensare di acquistare casa.
Molte altre cose ci sarebbero da scrivere di questo uomo straordinario per gentilezza e attenzione agli altri e che si è sentito molto onorato dell’incarico ricevuto dal sindaco Scalabrini di accompagnare il Gonfalone del Comune in tutte le celebrazioni ufficiali e pubbliche.
Un episodio colpisce, però, in modo particolare. Dopo l’attentato terroristico di Parigi al Bataclan, dove morì una studentessa di Venezia, Valeria Solesin, il nostro, che non la conosceva, le dedica una lettera che porterà alla sua mamma e sulla sua tomba. Perché? “Perché Valeria era figlia di tutti noi, il fiore di primavera, il sorriso pieno di vita, la forza e il coraggio di tanti giovani che lasciano l’Italia per studiare e poi non tornano più.”
Oggi è fiero di quanto stanno facendo i suoi due figli Pablo e Michele. Due giovani molto diversi tra loro, ma come il papà aperti al mondo e alla vita.

Pablo in particolare è pittore e ritrattista di alto valore. Quando si dice l’importanza del nome! Il giorno in cui Alceo stava per raggiungere la moglie in ospedale per decidere il nome, Livio Bottella davanti alla locanda omonima, allora punto di incontro dei pensatori di sinistra, lo salutò e gli suggerì:” Chiamalo Pablo!” Come Picasso.
Purtroppo qualche anno fa Alceo Angelo scopre di essere ammalato.
“Era il 19 giugno 2020, stavo mangiando un gelato in compagnia di amici, quando mi bloccai e non riuscivo più a parlare. Lo spavento fu grande e subito mi rivolsi al medico di fiducia che naturalmente mi fece fare tutta una serie di controlli.” Visite neurologiche ed esami che portarono al drammatico primo responso: Parkinson. “Abbiamo sentito tanti medici nella speranza non fosse così. Poi alla fine ci siamo arresi. Un colpo terribile per tutti. La vita cambia, non più giri in bici con gli amici, non più la patente. La malattia va però accettata, ci sono i farmaci, ci sono tante possibilità per rallentarne l’avanzare.”
Ora fa fatica a scrivere e quindi ha diminuito la sua presenza sulle colonne del Punto con i suoi articoli, sempre attenti alla vita della città e alle sue problematiche. Scritti di denuncia, di riflessione o di invito al cambiamento. A tratti ironici, a volte un po’ polemici, ma mai cattivi. Perché la gentilezza gli appartiene!