
ANNO GIUBILARE. IL GRANDE EVENTO VA AVANTI IN SORDINA E DOPO SETTE MESI IL TURISMO RELIGIOSO NON DECOLLA
Dovrebbe essere uno dei Grandi Eventi di Vicenza del 2026. L’ “Anno Giubilare Mariano e della Rinascita” , però, è come se non ci fosse.
La incredibile vicenda di Niscemi, pur nella sua peculiarità (il sottosuolo di un abitato frana da più di due secoli e nulla si fa, anzi…), rinnova un allarme che dovrebbe primeggiare nelle teste dei cittadini e degli amministratori pubblici e che, invece, è sempre più nelle retrovie: con l’Ambiente (una volta si sarebbe detto: con la Natura) non si scherza e siamo già oltre il limite di tolleranza.
L’inquinamento urbano si articola in atmosferico, acustico, idrico, visivo ed elettromagnetico. Le cause sono sempre di origine umana: traffico, riscaldamento, scarichi industriali e gestione dei rifiuti. I problemi più gravi che ne derivano ricadono proprio su chi li ha provocati e cioè sugli esseri umani, minandone la salute. Ma sono ben pochi quelli che hanno presente questa emergenza e la maggioranza vive in una beata inconsapevolezza, ignorando le allerte che pure sono diffuse dalla scienza e riportate dai media.
Vicenza, come tutte le città della Pianura padana, è al centro di una delle aree più inquinate del continente. Particolarmente forti sono le contaminazioni dell’aria da smog, polveri sottili (più note come PM10) e ozono e quella dell’acqua da PFAS. Non tutte sono monitorate: se è accertato che la città ha registrato oltre 50 giorni di superamento dei limiti di PM10 in un anno e che l’ozono ha superato oltre 70 giorni la media mobile, non ci sono invece dati sugli altri tipi di inquinamento.
Il caso più preoccupante è quello dei PFAS. I composti perfluoro alchilici contagiano da decenni le falde di più di mezzo Veneto partendo da un insediamento industriale a nord ovest di Vicenza e la diffusione dell’inquinamento si allarga sempre di più e accerchia il capoluogo. La tardiva scoperta dei PFAS ha provocato il contagio di centinania di migliaia di veneti, che hanno assunto dosi superiori ai limiti di tolleranza e sul futuro della loro salute non si possono fare previsioni perchè gli studi scientifici sono ancora a un livello iniziale. Stato, Regione, Comuni ed enti locali hanno puntato soprattutto a salvare l’acqua potabile con filtraggi a carboni attivi ma sulla contaminazione delle acque di falda e di quelle del sistema fluviale i monitoraggi sono ben pochi. Coltivazioni, allevamenti, perfino i pozzi artesiani utilizzano risorse idriche non filtrate e la popolazione continua a mangiare e bere prodotti che potrebbero essere contaminati.
A Vicenza si sa che l’acqua potabile è pura o, quanto meno, entro i limiti di inquinamento ammessi, ma sulla situazione di tutto il resto del sistema idrico si resta in una incosciente ignoranza.
E le altre forme di inquinamento? Di quello acustico, cioè la eccessiva esposizione a rumori generati da traffico, cantieri, locali notturni e attività industriali, nessuno parla anche se provoca stress e disturbi del sonno. Lo stesso dicasi per quello elettromagnetico prodotto da antenne radiotelevisive, ponti radio, reti wifi e linee elettriche ad alta tensione: siamo circondati da queste installazioni ma notizie su misurazioni dei livelli non circolano.
Un tipo di inquinamento che nemmeno è percepito come tale è quello visivo e dei rifiuti, che ha le sue cause nel sovraffollamento di cartelloni pubblicitari, nel degrado urbanistico e nella cattiva gestione dei rifiuti solidi urbani. Vicenza ne è certamente colpita ma i vicentini preferiscono utilizzarlo lagnandosi con il Comune per i disservizi anzichè prendere coscienza che si tratta di un danno alla loro salute.
Vicenza “città bellissima” (com’era definita nel titolo di una antica raccolta iconografica) vive, insomma di apparenza perchè si rispecchia nelle bellezze del suo immortale ma vetusto Centro gotico e rinascimentale ma ignora il degrado delle sue brutte e disordinate periferie e, ben più grave, per nulla si preoccupa degli inquinamenti che la martirizzano. I vicentini nemmeno sanno che la Zona industriale è stata insediata in una area dolinale riempita con rifiuti industriali e che è a valle di venti prevalenti e flussi idrici. Almeno sono fortunati perchè la loro città ha grandi parchi urbani, che però non bastano a neutralizzare contaminazioni nate nel territorio e comuni a un’area molto vasta in cui bisognerebbe fare sistema per almeno limitarle. Altro che Domeniche ecologiche…
GIANNI POGGI

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