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ADDIO AL BOCCIODROMO. FINISCE DOPO 11 ANNI LA STORIA DEL CENTRO SOCIALE VICENTINO

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Il 15 dicembre è stato sgomberato dalla forze dell’ordine il Centro sociale Bocciodromo di Vicenza, occupato un anno fa dagli attivisti dopo la scadenza del contratto di locazione e base dei No TAV vicentini che lottano contro la infrastruttura ferroviaria in città.
L’edificio era stato ceduto dal Comune di Vicenza a Iricavdue, il consorzio appaltatore dell’opera, e sarà abbattuto per far posto alla nuova viabilità collegata alla TAV.
Finisce dopo quattordici anni la storia del Bocciodromo, iniziata il 5 marzo 2011 con la occupazione della palazzina comunale di via Alessandro Rossi 198 nel quartiere dei Ferrovieri, già sede di un dopolavoro, e proseguita grazie alla attività di centinaia di giovani che, nel corso del tempo, hanno rappresentato l’antagonismo in città, proseguendo quanto aveva fatto fino a dieci anni prima il centro Ya Basta di via Monte Zovetto.
La battaglia più importante sostenuta dal Bocciodromo è stata quella popolarmente denominata “No Dal Molin”, contro la costruzione a Vicenza di una seconda base militare dell’esercito degli Stati Uniti nell’area alla periferia nord in precedenza occupata dall’aeroporto militare intitolato a Tomaso Dal Molin e dalla base della NATO.
Il Bocciodromo fu una delle principali componenti del movimento No Dal Molin e contribuì a organizzare la Marcia dei 100.000, così chiamata perchè, il 17 febbraio 2007, portò in corteo attorno alla città questo numero di manifestanti, con una eco internazionale alla protesta.
Il centro sociale vicentino perde la sua storica sede ma non muore perchè già in settembre gli attivisti hanno occupato un edificio scolastico abbandonato in viale Trento dove si sono trasferiti, pur continuando a occupare l’ex bocciodromo utilizzato come base per le lotte ambientaliste a salvaguardia di due aree verdi del quartiere, il Bosco di Ca’ Alte e quello adiacente chiamato ex Lanerossi, da pochi giorni diventato di proprietà comunale.
Il Bocciodromo resterà nella storia di Vicenza come simbolo di dissenso e di antagonismo, non solo come promotore e organizzazione di lotte ma anche di attività sociali e culturali. I mezzi degli attivisti sono stati spesso illegali e violenti e, quindi, condannabili ma le loro forme di resistenza sono state trainanti in città collegandosi a quelle dei centri sociali veneti e dei movimenti di protesta nazionali e internazionali.
Il Bocciodromo è stato sicuramente divisivo a Vicenza, perchè, da un lato, ha provocato l’opposizione dei partiti e delle amministrazioni di destra e, dall’altro, ha raccolto il consenso e l’appoggio di quella parte della cittadinanza che condivideva le sue battaglie. Il Centrosinistra vicentino ha avuto sempre un atteggiamento di disponibilità e di dialogo con il Bocciodromo e, a questo proposito, si ricorda il suo determinante appoggio dato al candidato sindaco Achille Variati del Partito Democratico nel 2009, che ne consentì la rielezione.
GIANNI POGGI

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